Croce Rossa Italiana - Comitato di Pisa
Oggetto: Accoglienza migranti. polemiche per il posizionamento di moduli abitativi di emergenza.
Il “potere” dell’informazione.

AL SIG. PREFETTO DELLA PROVINCIA DI PISA
AL SIG. SINDACO DI PISA E PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PISA
AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PISA
AL SIG. ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI COMUNE DI PISA
AL SIG. DIRETTORE S.D.S. AREA PISANA
AL SIG. PRESIDENTE DELLA II COMMISSIONE CONS. PERM. COMUNE DI PISA
ALL’A.N.S.A.
AI QUOTIDIANI LOCALI
AI QUOTIDIANI WEB
ALLE EMITTENTI TELEVISIVE LOCALI

e per conoscenza,
AI VOLONTARI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA - SEDE
AI DIPENDENTI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA - SEDE
AL SIG. PRESIDENTE NAZIONALE CRI - ROMA
AL SIG: PRESIDENTE REGIONALE CRI DELLA TOSCANA - FIRENZE
 
Gentilissimi,
ho avuto modo di vivere ancora una volta l’esperienza di una informazione che riguarda attività rivolte all’accoglienza dei migranti, per le quali la CRI di Pisa offre il proprio, costante e disponibile contributo, nei confronti delle Istituzioni del territorio e per il superiore spirito umanitario di servizio.

Quanto appreso dai media locali tradizionali e web, ha lasciato me e tutti gli appartenenti alla CRI che si dedicano senza risparmio di forze all’accoglienza dei migranti, senza parole e con tanta tristezza nell’animo, per le inadeguate ed ingiuste critiche espresse da persone che dovrebbero rappresentare la realtà ben conosciuta dei fatti, senza coinvolgere chi, per ruolo e finalità non fa politica ma agisce concretamente nell’ambito della solidarietà.

Non entro nel merito delle motivazioni politiche che hanno indotto coloro che hanno preso a pretesto una situazione diversa da quella da loro rappresentata, perché non ci riguarda e comunque è parte ricompresa nelle libertà personali e di rappresentanza, almeno nella misura in cui non ledono i diritti altrui.
Entro decisamente nel merito dei fatti male rappresentati, che non corrispondono al vero, fatta eccezione per le situazioni “oggettive” che, sono comunque disponibile a confermare in un confronto pacato, concreto e civile, che ci veda coinvolti.

D’altra parte la “Advocacy” è uno di quei compiti propri della Croce Rossa, in relazione ai rapporti e agli stimoli verso le Istituzioni, soprattutto quelle di rappresentanza della cittadinanza nella amministrazione dei servizi del territorio.

Nel merito della discussione apparsa sui media, devo premettere che, sia io che molti altri volontari CRI (anche provenienti da altre località italiane in sostegno alle nostre attività erogate alla comunità pisana), nel periodo estivo di ogni anno abitiamo (per scelta e servizio di volontariato) proprio in moduli abitativi esattamente identici a quelli appoggiati in un’area di Cascine Nuove all’interno della tenuta di San Rossore, in prossimità dei servizi igienici di quel complesso residenziale, dove peraltro sono accolti altri migranti. Ne consegue che il Presidente CRI ha ben chiaro quali siano le caratteristiche costruttive, le potenzialità e le criticità di quelle strutture abitative.

Quindi io ho personalmente provato e tuttora utilizzo moduli abitativi, come anche ho utilizzato le tende ministeriali durante i lunghi mesi delle principali emergenze nazionali ed internazionali alle quali ho partecipato. Assicuro che vivere in una tenda in Abruzzo durante il terremoto, con una escursione termica di oltre 20°C durante il giorno, non è cosa facile e semplice per un Volontario o per un cittadino che ha perso la casa e tutti i propri beni, ma anche talvolta affetti e ricordi, ma ci abbiamo abitato insieme per circa otto mesi, con ogni situazione climatica possibile. Vorrei che anche chi da notizie con queste argomentazioni, provasse insieme a noi come si vive in emergenza al fianco di chi l’emergenza l’ha anche subita. Magari si cambia idea o si può evitare di trattare gli argomenti con questo tenore sostenuto.

Chi ha effettuato il “sopralluogo” a Cascine Nuove (lo apprendo dai giornali), ritenendo di sapere già ogni cosa, e rilevando la temperatura con un telefonino (di cui mi permetto umilmente di dubitare della capacità tecnica di rilevazione) avrebbe potuto fare la stessa misurazione dentro ad un’auto parcheggiata ed avrebbe trovato temperature decisamente più elevate.

Chi ha fotografato un vetro rotto ha solo accertato un danno, per atto vandalico e non per usura o cattiva manutenzione, causato ad un bene della CRI.
Detti moduli abitativi coibentati (non container, che notoriamente sono adibiti al trasporto di merci e non di persone), sono stati acquisiti anni fa dal Ministero dell’Interno per le esigenze emergenziali abitative a seguito di calamità naturali, ed hanno ospitato, per mesi, intere famiglie di cittadini vittima dei terremoti.
Sono gli stessi moduli già utilizzati a Pisa per ospitare i “senza fissa dimora” che due inverni orsono dormivano nella sala di attesa del Pronto Soccorso di Cisanello.

Sono moduli abitativi che trattengono le escursioni termiche mantenendo all’interno una temperatura più o meno costante, in base a quella che si desidera per l’uso che riteniamo di farne. Lasciandoli aperti acquisiscono in breve tempo la temperatura dell’ambiente che li circonda.

Il loro posizionamento è stato individuato mediante sopralluogo, valutando un’area, comunque vicina ai servizi igienici stabili della struttura di Cascine Nuove (utilizzati in passato per l’accoglienza turistica del Parco) e tenendo in giusta considerazione la presenza di alberi d’alto fusto che in alcune ore della giornata forniscono ombra naturale. E’ previsto inoltre il posizionamento di teli ombreggianti per aumentare quanto possibile la protezione termica e la refrigerazione dell’area interessata, pur non essendo previsto un utilizzo dei moduli abitativi durante le ore calde della giornata e/o per più giorni consecutivi.

E’ evidente che una accoglienza prolungata necessiterebbe in questo periodo torrido di una climatizzazione che abbatta il grado di temperatura e di umidità percepita, e questa potrebbe essere una soluzione definitiva alla utilizzabilità dei moduli abitativi anche per l’accoglienza straordinaria più prolungata (ma non prevista e scongiurata, soprattutto dalla CRI) dei migranti.

Ma lo scopo per il quale è stata condivisa questa soluzione straordinaria e temporanea, NON E’ L’ACCOGLIENZA, bensì il dover fronteggiare il possibile (finora sempre scongiurato) improvviso arrivo di migranti senza il preavviso sufficiente a poter reperire e predisporre nelle ore di arrivo, dei posti letto necessari.
Spiego meglio la situazione.

La accoglienza dei migranti a Pisa avviene esattamente come in ogni altra provincia e nelle proporzioni di assegnazione oggettive in base alla popolazione residente (i migranti di volta in volta sbarcati vengono ripartiti in numero equo e proporzionale agli abitanti residenti sui territori).
Nella nostra provincia, nella quasi totalità dei casi, una sapiente e snervante attività quotidiana della Prefettura, della Società della Salute, della Provincia, dei Comuni (non tutti, e questo accentua possibili criticità momentanee) della provincia ed infine delle Cooperative sociali ed associazioni, in primis la Croce Rossa Italiana, ha fatto in modo che dall’autunno scorso fossero varie centinaia le persone accolte, visitate e trasportate in molte strutture ricettive di accoglienza della provincia, senza il minimo problema di disponibilità di posti.

Con l’arrivo della buona stagione estiva gli sbarchi (lo sanno tutti) si sono intensificati, anche per numeri elevati di persone e la suddivisione dei migranti sul territorio, associata all’aumento della frequenza degli sbarchi ha reso talvolta critica l’accoglienza nei luoghi di destinazione.

Alcune province (anche della Toscana) hanno scelto di accogliere in attendamenti di emergenza e prima accoglienza, per poi destinare i migranti alle strutture di accoglienza quando rese disponibili.

A Pisa è la CRI che, ad ogni ora del giorno e soprattutto della notte, accoglie i migranti assegnati al casello autostradale gli autobus di lunga tratta (provenienti dalle remote località di sbarco o dai confini a nord dell’Italia), li visita, li rifocilla, talvolta li riveste e li trasporta alle varie destinazioni in ogni pare vicina o remota della provincia.

A Pisa, io per primo (per conto della CRI), pur consapevole della possibilità che ciò potesse diventare l’estrema ratio, ho sempre rifiutato la soluzione delle tende, e la CRI si è impegnata oltre ogni umano sforzo personale di ciascun operatore CRI, a trovare soluzioni operative di accompagnamento anche di singoli migranti in ogni struttura che disponesse almeno di un posto letto, rispettando possibilmente gli abbinamenti residenziali per etnia, compatibilità ed opportunità (uomini, donne, minori, nuclei familiari, casi sanitari da trattare, ecc...).

Ci siamo trovati ad accogliere persone a notte fonda e ad ospitarle fino al mattino sui bus CRI perché i posti non erano ancora disponibili, in quanto devono essere ricondizionati e risanati quando lasciati liberi da altri migranti che si sono allontanati o sono stati trasferiti ad altre strutture.

L’idea di un “Hub” di eventuale remoto e residuale utilizzo notturno (in orario notoriamente privo di sole e temperature proibitive, proprie del mezzogiorno di fuoco e con moduli abitativi completamente chiusi, come le auto parcheggiate al sole) doveva e (speriamo mai) dovrà servire ad alleviare il disagio di persone che hanno sostenuto e sopportato inumani sforzi per raggiungere la sicurezza in una terra (l’Italia) che è storicamente e moralmente (ancor prima che politicamente) accogliente e di cui noi ci onoriamo di far parte, agendo con spirito umanitario, disponibilità ed estrema collaborazione.

Oggi più che mai restiamo allibiti ed offesi dalle parole trasmesse ai media da chi non conosce bene o ha interesse a dire solo ciò che più gli fa comodo per far apparire ciò che non è e nascondere ciò che invece viene fatto, ignaro o comunque sufficientemente consapevole che con questo atteggiamento favorisce implicitamente la strumentalizzazione di chi fa della situazione migranti una battaglia contro l’accoglienza ed il riconoscimento del diritto a cercare una condizione di vita sicura e dignitosa.

Cosa dovremmo fare quando accogliamo (evidentemente non per nostra volontà) più migranti dei posti disponibili? Respingerli? O magari portarli a casa di chi ha “case sfitte” o posti letto che affitta “informalmente” agli studenti?
Noi preferiamo trovare soluzioni accettabili, soprattutto perché il “cerino” dell’accoglienza di prossimità (viso a viso), rimane solo nelle mani della Croce Rossa, e solitamente mentre su Pisa calano le prime ombre della notte.

In questa esposizione ho volutamente omesso le valutazioni personali riguardanti le possibili soluzioni a questa condizione sempre più gravosa dell’accoglienza migranti, proprio perché non è compito mio, né della CRI, trovare le soluzioni all’accoglienza.
Le soluzioni, in democrazia, si trovano sui banchi della politica, con attenzione e sensibilità non solo verso i migranti, ma anche verso chi (la CRI in primis fra le Associazioni e Cooperative sociali impegnate su questo fronte), silenziosamente e con grande passione, volontà e professionalità fa anche ciò che alcuni politici e molti cittadini spesso non sanno.

Ma questa nostra disponibilità rischia di non essere eterna, soprattutto quando chi è politicamente preposto e predisposto a sensibilità verso l’accoglienza e l’integrazione, denigra senza mezzi termini, né limiti e pudore, un’Istituzione umanitaria come la Croce Rossa, ultima fra le organizzazioni che ancora oggi (lo dicono ogni giorno i media, con le loro notizie “vere”) assiste e sta sempre e senza ogni ombra di dubbio, al fianco dei vulnerabili e in questo caso specifico dei migranti.

Personalmente provengo da una umile e concreta famiglia di agricoltori e di operai, che mi ha trasmesso valori semplici, solidi e soprattutto sani.
Ho intrapreso fin dai primi anni un percorso di vita improntato al rigore personale, al rispetto e alla totale disponibilità verso gli altri.
Ho fatto politica in gioventù, intesa come servizio alla gente del mio territorio, abbandonando la politica quando ho ritenuto che fosse diventata oltremisura retorica ed ipocrita (già tanti anni fa) e ancora oggi ne ritrovo in atteggiamenti e intenzioni che mirano a far credere nell’impegno politico attraverso informazioni false, parziali e/o strumentalizzate. Non entro nel merito della politica e/o di chi fa politica, e rispetto comunque la politica fatta di ideali nobili e di valorizzazione della rappresentanza democratica dei cittadini, che ha come obiettivo la buona gestione del territorio, dei servizi e delle accessibilità sociali quanto più possibili eque, equilibrate e sostenibili.

Vivo quotidianamente di impegno sociale, che svolgo con piena e totale dedizione, forte di appartenere ad una organizzazione, la Croce Rossa Italiana, che ovunque in Italia e nel mondo si fonda, si organizza ed agisce in base a 7 Principi fondamentali, primo dei quali quello di “Umanità”.
Ed è proprio per questo principio, associato a quello di “Indipendenza” (libertà di azione, pur nel rispetto delle norme della Nazione in cui si opera, ed in virtù della leale collaborazione e dell’ ausiliarietà alle Istituzioni dello Stato e delle Amministrazioni del territorio) che la CRI da me rappresentata sul territorio pisano (probabilmente in modo inadeguato secondo il punto di vista del Signor Consigliere comunale Auletta) rivendica la libertà e capacità di azione a sostegno (e non a danno) dei vulnerabili.

Si ravveda, fino a che è in tempo, chi tiene veramente (e non strumentalmente) al bene dei migranti. Demotivare il volontariato è molto più facile e rapido, rispetto al compito di educarlo, formarlo e motivarlo alla disponibilità all’impegno umanitario, e il danno per la collettività sarebbe tanto grave quanto sconsiderato, perché impoverisce la capacità di risposta alle vulnerabilità proprio sul territorio che più ci sta a cuore.
Ed aggiungo che è proprio sciocco “sparare sulla Croce Rossa ...”, soprattutto di questi tempi, nei quali l’egoismo (anche politico) pare assorbire i valori culturali e storici della solidarietà e dell’accoglienza.

Chi, onesto e coerente, si rende conto degli errori commessi, chiede (ed è giusto e morale che chieda) scusa per le offese formulate e/o sottintese. Può capitare anche di sbagliare. Basta ravvedersi in tempo.

I Volontari e Dipendenti della CRI di Pisa aspettano fiduciosi.
 
 
Il Presidente Provinciale
cav. Uff. Antonio cerrai
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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